abitare naturale

Il tour collettivo “facciamolo insieme”: DOITTOGETHERTOUR2020.

Questa è la storia di un architetto-artigiano e di un agricoltore biologico, che hanno deciso di attraversare l’Italia per condividere e costruire in “cantieri collettivi”, progetti di autocostruzione e cooperazione. Un tour “collettivo” che parla di collaborazione e di partecipazione, di un ripartire insieme costruendo altri modi di abitare.

Un tour “collettivo” tutto italiano che a partire dai due principali protagonisti si arricchisce tappa dopo tappa attraverso la condivisione e l’incontro con altre persone.

Dall’idea alla realizzazione del tour collettivo.

“Siamo partiti con l’idea di attraversare l’Italia alla ricerca di progetti ed esperienze cui offrire le nostre professionalità, competenze e le nostre braccia. Realtà che avessero bisogno di sostegno ed aiuto o che semplicemente fossero interessate ad uno scambio di esperienze.”

Questa è stata l’idea di Marco Terranova, che si definisce architetto-artigiano e autocostruttore, e Davide Losa, permacultore e agricoltore biologico, che insieme hanno deciso di dedicare Agosto al dono e allo scambio. Nel loro tour “collettivo” hanno attraversato l’Italia alla ricerca di progetti ed esperienze cui offrire la propria professionalità, competenza e le loro “braccia”. Autocostruzione, progetti di agricoltura ecologica e riforestazione, interventi di rigenerazione urbana e rurale. Questi i termini chiave che hanno accompagnato il loro tour.

Il tour DOITTOGETHER sta per “facciamolo insieme, collaboriamo”. E proprio per questo è il racconto di tante storie. Storie diverse, di coraggio, di condivisione e di passione.

La filosofia del tour collettivo.

“Abbiamo scelto di concentrarsi e di viaggiare attraverso le aree interne, quelle più isolate e meno popolose ma che spesso ospitano esperienze coraggiose che hanno bisogno di sostegno e di visibilità. Quelle aree interne che sono ultimamente citate e celebrate senza che ce ne sia una reale esperienza e conoscenza.”

Quando ho sentito per la prima volta Marco, ho cercato di scoprire quali fossero i progetti del tour e sono rimasta colpita dal fatto che non solo i progetti in sé fossero tutti interessanti, ma dall’idea che il viaggio stesso fosse considerata un’occasione per tessere fili, costruire ponti e reti, stimolare e raccogliere un approccio collaborativo al fare e al trasformare.

Un’attenzione alla collettività più che al singolo, all’energia che deriva dallo scambio e dalla partecipazione, dalla condivisione, dal sapere che non si è soli. E’ bello scoprire che ci sono tante piccole realtà sparse nel territorio che condividono la stessa filosofia, lo stesso amore per un abitare più semplice e naturale.

Questo viaggio nasce dalla consapevolezza che ognuno di noi si porta dietro un bagaglio di esperienza che ha di per sé un suo valore. Se poi il motore principale è la condivisione, l’incontro con l’altro, l’aiuto e lo scambio, non può che nascere un viaggio ricco di progetti interessanti di cui vi racconto un primo assaggio.

Le tappe del tour di progetti e cantieri collettivi.

Il tour “collettivo” è partito dalla Puglia ed è approdato sulle alpi Carniche.

Ogni tappa è il racconto di persone coraggiose che a partire da un bisogno concreto hanno attivato nuovi processi. Un tour collettivo che racconta progetti basati su modelli di abitare gli spazi e la collettività in modo più naturale e sostenibile.

Qui vi racconto alcune tappe!

3 Agosto: Mandatoriccio (CS) Fiuminarso.

Siamo a Mandatoriccio (CS) sulla costa jonica calabra, un progetto di valorizzazione di un pezzo di sud a partire dalla cultura.

E’ la storia di un gruppo di giovani “accomunati da radici nel Sud” decisi a costruire un progetto di rinnovamento culturale a partire dal recupero del Castello dell’Arso.  (qui la pagina instagram)

Leggere la storia di come sia nata questa realtà è stato molto emozionante. Qui trovate il racconto del loro inizio, dell’idea di ri-abitare il Castello e la volontà di farlo rivivere attraverso incontri ed eventi, producendo comunità. Come è stato dal 5 al 9 Agosto con Ritrovarsi, dove eventi rianimeranno il Castello dell’Arso, inondandolo di incontri, spettacolo e cultura.

Ritrovarsi è l’evento realizzato dal collettivo Fiuminarso.
La prima tappa del tour collettivo Doittogether.
4 Agosto: Altamura, Agorateca.

Questa tappa è stato il primo cantiere collettivo all’interno del progetto “Chi semina raccoglie”, nel giardino dell’Agorateca di Altamura. Uno spazio civico molto bello e importante: una biblioteca, una sala studio, una sala polifunzionale, una radio, un orto sociale.

Insieme ad un gruppo di ragazze/i è stata realizzata una seduta sotto la chioma di un gelso. E’ stato utilizzato solo materiale di scarto recuperato nel garage di uno dei partecipanti e dai magazzini dell’associazione

Agorateca, seduta con materiali di recupero.
5 Agosto: Potenza, MOON.

Il MOON, Museo Officina degli Oggetti Narranti, è uno spazio aperto alla comunità, nato per accogliere mostre temporanee, produzioni artistiche, workshop, residenze, seminari e progetti di apprendimento per le scuole e gli operatori sociali. E’ stata una tappa di confronto, con Rossana e Sara, su alcuni futuri progetti della struttura tra cui un gioco da tavolo per la riattivazione di spazi comuni.

7 -8 Agosto: Sepino e Pesche.

A tappe “operative” si sono alternati momenti di viaggio in cui il gruppo del tour ha potuto “sostare” e prendere ispirazione da spazi anticamente abitati come quelli di Sepino e Pesche.

Marco racconta di questa tappa: “Ai resti della città romana di Altilia (Sepino) ci siamo arrivati per caso, attraversando curiosi il Molise. Ci ha da subito colpito il suo essere accogliente, piacevole da visitare e da fruire. Un luogo particolarissimo in cui i resti della città antica si sono ibridati con le costruzioni rurali successive. Un luogo che ha continuato ad essere abitato e vissuto. Il teatro romano si trova oggi completato da un semicerchio di abitazioni. Ne risulta un cortile aperto, uno spazio ideale per il gioco e per il relax, l’incontro e l’apprendimento, per l’arte e le performance.”

Sepino, anfiteatro romano.

Grazie a questa tappa, a questo spazio antico, i ragazzi del tour hanno avuto la possibilità di raccogliere stimoli e riflessioni “sull’importanza di immaginare e costruire spazi collettivi“. Qui hanno anche trovato ispirazione per la tappa successiva, l’anfi-orto.

Pesche, Molise.

“Pesche, borgo incastonato sopra Isernia, l’abbiamo incontrata per caso, incastonata sul fianco di una montagna al di sotto di una riserva naturale. Un borgo in cui la sensazione più forte è l’assenza. Interni che lasciano intuire una quotidianità non lontana nel tempo. Un testo a cielo aperto, accessibile, su tecniche, materiali e relazioni con le risorse del luogo. Un borgo si cui spicca la verticalità, il dover sempre salire e scendere, in cui molti crolli hanno lasciato spazio al suolo fertile, agli orti e alla natura. Dove abbiamo capito che il ri-abitare di alcuni territori passa per il corpo, per la fatica.

8 Agosto: Anfi-orto ad Atina (FR).

Ad aspettarli qui c’era un casolare ed un terreno di famiglia che Francesca vorrebbe tornare ad abitare. Uno spazio esterno da trasformare in luogo di socialità, condivisione e ascolto.

Il progetto di questa tappa prevedeva la realizzazione di un “anfi-orto”, chiamato così per la sua forma ad abbraccio, realizzato interamente con materiale reperito in loco: monconi di travi di rovere del ‘700 per la struttura principale, spalliere e sponde anteriori con listelli di bamboo, pacciamatura con lana di pecora di vecchi materassi.

“Il nostro arrivo e presenza si sono trasformati in un’occasione di ritrovo e confronto per tante realtà e persone che stanno tentando di restare sul territorio. E’ stato il progetto di respiro più “territoriale”. Sin dalla sera del nostro arrivo si sono avvicinate persone incuriosite dalla nostra presenza e dal nostro viaggio. Curiose di sapere ma anche desiderose di raccontare, di condividere le loro storie, sogni ed esperienze.”- racconta Marco.”

E anche questo piccolo progetto è diventato un catalizzatore di nuove possibili attività e scambi. Un orto abitabile che apre all’uso collettivo del giardino.

Atina, Anfi-orto
16 Agosto: Calcina di Camerino (MC).

Questa è stata una delle tappe che mi ha colpito di più. Ho sentito dalle foto e dai racconti una forza e una energia entusiasmante.

E’ la storia di una giovane famiglia, Stefano, Simona e i loro figli Romeo (12), Dario (8) e Dalila (4). Una famiglia di terremotati che ha deciso di restare nonostante la casa inagibile, nonostante da quattro anni attendano il permesso di demolire e ricostruire. Vivono in un camper, una roulotte- camera per gli ospiti e una roulotte-studio per i figli. Nell’attesa stanno completando una casetta in legno temporanea che assomigli ad una casa “normale”.

Ed è qui che i ragazzi del tour hanno messo mano!

Camerino. Dettaglio zoccolino in Abete.

L’emergenza è stata un’occasione per rafforzare i legami con i pochi sparsi vicini tra cui Mattia, un giovane bresciano che si è costruito una casa in mezzo al bosco spesso visitata da lupi e cervi.

Una rete di mutuo aiuto in cui non circola il denaro, che si basa sullo scambio di tempo, prodotti e prestazioni di lavoro.

Il progetto del tour ha previsto un aiuto nella realizzazione di pavimenti interni e copertura.

Calcina di Camerino.
20 Agosto: Marzabotto (BO), Ca’ Inua.

Ca’ Inua è una azienda agricola familiare e biologica. Un progetto di azienda e di vita che coniuga arte, ospitalità e permacultura. Spazi per residenze e corsi insieme ad un rigoglioso impianto di fitodepurazione. Boschi ed orti insieme a una vasca alimentata a legna affacciata sulla valle.

Solo il vedere questa foto, mi ha fatto venire voglia di un “abitare” più naturale. E di riposarmi un po’ cullata da quell’amaca, respirando l’aria fresca del bosco.

Ca’ Inua, azienda agricola.

Qui Marco, Alessandra, e Ludovico Pensato, hanno progettato e poi posato i corrugati dell’impianto elettrico delle nuove camere per gli ospiti. Mentre Davide progettava e programmava l’orto insieme ad Alessandra.

Ca’ Inua, posa impianto elettrico.
22 Agosto: Montasico.

Ed ecco un altra tappa che mi ha appassionato molto seguire anche se da lontano. Parla della storia di una famiglia coraggiosa alla ricerca di un’altro modo di abitare.

Quentin. Un giovane belga con la barba rossa che insieme alla compagna Elisa e al figlio Emile hanno scelto di lasciare Bruxelles per cercare, tra i colli bolognesi, una vita più consona ai loro desideri. Un progetto di asilo nel bosco, un orto sinergico, un gruppo informale.

“Dove uno sciame d’api abita la fessura di una vecchia porta rotta. Dove abbiamo smontato e rimontato un pezzo del pavimento della cucina. Dove abbiamo mondato le piante dei cavoletti di bruxelles e quattro filari di pomodorini mentre Davide e Quentin discutevano di permacultura.”

Montasico, Bologna.

In questa tappa si parla di permacultura ed ospitalità, provando a recuperare una vecchia trattoria che possa diventare locanda ma anche una scuola per i bambini e gli adulti delle campagne intorno.

Una tappa in cui il gruppo ha lavorato solo per tre ore, “ma i nostri ospiti, abbracciando lo spirito del tour, ci tenevano che il nostro intervento si materializzasse comunque in qualcosa di concreto.”

Montasico, sistemazione pavimento.
23 Agosto: Fonzaso (BL). Dolomiti Hub

Prima di arrivare nelle alpi carniche, dove era diretto il tour, una tappa serale è stata organizzata al Dolomiti Hub, neonato polo culturale nel bellunese.

Qui potete vedere il video dell’evento serale per il racconto del Tour.

Aggiornamenti del tour li trovate sul profilo Instagram e sulla pagina Facebook di Marco Terranova, che vi consiglio di visitare se volete conoscere anche le tappe di “ritorno”, e soprattutto per conoscere la sua attività di architetto-facilitatore” come si definisce lui.

Ci tenevo molto a raccontare questo Tour “DOITTOGETHER”.

Un racconto anche se a distanza, non solo spaziale ma anche temporale, che spero possa aprire anche a voi un nuovo modo di pensare come progettare, costruire, abitare.

Oggi più che mai c’è bisogno di nuovi modelli anche economici. Sperando di poter presto organizzare un nuovo tour a cui posso partecipare attivamente anche io! Perché c’è bisogno di condivisione e socialità!

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