• design

    FUORISALONE 2015 # GIORNO I

    Primo giorno al Fuorisalone 2015.

    Per ora, un breve resoconto fatto di immagini.

    fuorisalone 2015, rongFuorisalone 2015, rongEarth Layers (9)

     

    Immagini 1, 2, 3; Earth Layers designers Wang Zhuo ,Jiang Xinhe ,Sun Jinjin (Atelier Murmur)

    Materiale protagonista: argilla

    DoveRong-Handmade in Hangzhou, via del Carmine, 9, zona brera

    Perché: l’argilla viene reinterpretata attraverso il lavoro di 17 designers, realizzando un collegamento tra artigianato tradizionale cinese e design contemporaneo.

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    Fuorisalone, Slow wood Slow-Wood-Wooden-round-table-and-chair-Studio-Ito-Enn-5

    Immagini 4, 5: Enn, designer Setsu e Shinobuito

    Materiale protagonista: legno (frassino)

    DoveSlow wood, Foro Bonaparte, 44a, zona brera

    Perché: i mobili qui esposti utilizzano il legno nella sua componente naturale, evitando l’impiego di finiture artificiali e lasciando esprimere le caratteristiche naturali del legno, dal colore al tatto.

  • architettura naturale,  esempi

    CASA DI ARGILLA IN DANIMARCA

    Una casa di argilla. L’argilla è un materiale ecologico e riciclabile al 100 %, con ottime proprietà isolanti sia termiche che acustiche. Era da un po’ che volevo parlare di questo materiale, antichissimo ma di cui non se ne parla molto spesso, a differenza del cemento.

    Ora finalmente ho trovato un progetto che faceva per me, e per voi: una casa di argilla!

  • outdoor

    UM PASSEIO EM LISBOA

    “Cosa vedere a Lisboa?” mi hanno chiesto questi giorni….e così si è riaperta quella voragine piena di saudade che invade tutti quelli che ha vissuto anche solo qualche giorno nella cidade branca portoghese: Lisboa.

    Sedetevi qualche istante e partite con me…

  • abitare naturale,  outdoor

    ANGOLI VERDI DA PARIGI A MILANO

    Sono stata qualche giorno a Parigi e rientrata a Milano sono stata accolta da un anticipo di Primavera: giornate di sole e cielo azzurrissimo, pensavo quasi di essere atterrata in un’altra città! Quest’aria fresca e il breve soggiorno a Parigi mi ha fatto venire voglia di raccogliere immagini di piccoli angoli verdi che con semplici oggetti e tocchi di colore diventano un piacevole luogo dove godere di un po’ di sole invernale o “primaverile” (quasi)!

  • photography

    PUNTINI ROSSI E GIALLI: EDWARD BURTYNSKY

    C’è della poesia nelle fotografie di Edward Burtynsky: puntini rossi e gialli si muovono sotto il sole in uno scenario sbiancato, uomini col berretto da cantiere e gru al lavoro non sono che piccoli puntini colorati rispetto all’immensità della cava.

    Le pareti di marmo ‘scavate’ dall’uomo diventano delle architetture disabitate, degli spazi in cui un tempo c’era il materiale utilizzato per scolpire statue e colonne.

    Un paesaggio modificato dalle mani degli uomini, ‘trasfigurato’ come lo definisce Burtynsky (transfigured landscape), e che dopo essere stato usato il più possibile viene spesso abbandonato, diventando spazio di risulta, un vuoto da colmare.

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    Carrara Marble Quarries # 24 & 25Carrara, Italy, 1993 by Edward Burtynsky


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    China Quarries #3 Xiamen, Fujian Province, China, 2004 by Edward Burtynsky


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    Iberia Quarries #8 Cochicho Co., Pardais, Portugal, 2006 by Edward Burtynsky

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    Iberia Quarries #3 Cochicho Co., Pardais, Portugal, 2006 by Edward Burtynsky


    Le sue fotografie non sono solo estetica e poesia, ma una riflessione/denuncia sul nuovo ruolo dell’uomo e dell’industria. Il lavoro delle cave fa parte infatti di una più ampia ricerca critica del fotografo su tutti quei paesaggi “trasfigurati” dall’uomo. Così trivellatrici (progetto OIL), discariche (progetto URBAN MINES), relitti di navi arrugginiti dal mare (progetto SHIPBREAKING) sono l’oggetto delle sue ricerche fotografiche.

    Vi consiglio di perdervi nel suo sito qui.

    Images courtesy of Edward Burtynsky.

  • abitare naturale,  architettura naturale,  esempi

    I materiali naturali nell’architettura giapponese di Teronobu Fujimori SUKIYA – STANZA DEL TÈ

    I materiali naturali vengono spesso impiegati nell’architettura giapponese. Ad esempio l’architetto Teronobu Fujimori  nei suoi progetti usa spesso materiali naturali come gli intonaci a calce secondo la tradizione dell’architettura giapponese. Le sue casette sospese, sono una reinterpretazione delle stanze del tè attraverso l’utilizzo delle tecniche di realizzazione locali e tradizionali.

  • architettura naturale

    VORREI

    Legaloscegialle, che titolo strano, eppure è così importante dare un nome alle cose. Ho scritto un articolo-storia per spiegare cosa mi abbia ispirato nel chiamare questo blog Legaloscegialle. Ora ho pensato di scrivere di cosa possa parlare questo blog, di capire a chi potrebbe essere indirizzato, quali saranno i suoi contenuti, quello che mi guiderà nello scegliere di cosa parlare.

    Avevo iniziato a scrivere un manifesto a punti, come il Manifesto del futurismo, ma poi sono andata a leggerlo e non mi è piaciuto per niente, tutto inno alla lotta, alla guerra, al disprezzo della donna (bah non me ne ero mai accorta, quando pensavo a futurismo pensavo solo al mito per il progresso e alla velocità).

    Così scriverò un riassunto che farà un po’ da filo rosso (o giallo!) a questo blog, e non lo chiamerò manifesto ma VORREI:

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    una casa in Norvegia, quando l’architettura incontra la natura, foto di chiara baravalle

    Vorrei che l’Architettura fosse sempre naturale e sostenibile, non come quella sostenibilità che ci propugnano da qualche anno, tutta fatta di pannelli fotovoltaici o prodotti bio, che costruisce una scatola di vetro con l’aria condizionata al suo interno per creare una situazione di comfort, ma quella architettura sostenibile che fa parte del nostro mondo da sempre, che faceva dire a un famoso antico greco “Solo i primitivi e i barbari non conoscono le tecniche per orientare gli edifici in modo da catturare il sole d’inverno.” (Eschilo – V sec. a.C.)[1]

    Vorrei che si partisse ricostruendo e sistemando da quello che si ha a disposizione prima di costruire il nuovo.

    Vorrei che tutti gli spazi vuoti fossero sistemati con cura (Che bello sarebbe il mondo se ognuno si prendesse cura dello spazio a lui affidato privato e/o comune!).

    Vorrei che nell’arredare le nostre case ci si ispirasse un po’ di più all’arte dell’ikebana[2].

    Vorrei che non costruissimo più! Ripartiamo da quello che abbiamo, dalla nostra storia, dal nostro “intangible cultural heritage” (ICH)[3] e dal nostro patrimonio nascosto o abbandonato.

    Vorrei che avessimo un po’ più cura per i particolari e i dettagli.

    Vorrei che ognuno di noi riscoprisse la propria creatività e capacità costruttiva (per chi vuole può iniziare magari leggendo “Autoprogettazione?” di Enzo Mari).

    Vorrei che nel fare architettura o design seguissimo il consiglio di Enzo Mari “usate la concretezza”, “siate umani e progettate per il mondo”[4].

    Vorrei che nel mondo ci fosse un po’ più di ordine (a partire da casa mia, sono una disordinata cronica!)

    Vorrei che iniziassimo tutti a vivere con semplicità, anzi a “semplificare”[5].

     

     

     

    [1] Citato in questo articolo di architettura ecosostenibile di cui vi consiglio la lettura
    [2] Arte giapponese del comporre con i fiori
    [3] Patrimonio culturale intangibile, definito dall’Unesco qui
    [4] intervista a Enzo Mari
    [5] Bruno Munari, Da cosa nasce cosa, Editori Laterza, 2009, pag. 132

     

     

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    quando infilarsi un paio di galosce

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    Fin da piccola il mio umore è stato molto influenzabile dal tempo. Sono nata nella calda e solare città degli acquedotti, delle cupole e dei vicoli con i cubetti di basalto, passeggiavo tranquilla per i grandi giardini e i sette colli quando un giorno mio papà decise di spostare tutta la famiglia nella città che aveva una grande chiesa con le guglie ed un castello. Il giorno della partenza sia io che il mio fratellino eravamo molto tristi, così tristi perché sapevamo che non avremmo più potuto giocare nel parco dietro casa insieme ai nostri amici, camminare per le strade giocando a nascondino dietro ai vicoletti, o saltare giocando “a campana” nel cortile sotto casa. Nello stesso tempo eravamo molto ansiosi di conoscere la nuova città dove insieme ai nostri genitori avremmo trascorso le giornate avvenire. Sopratutto io ero molto eccitata perché la mia curiosità era stata sollecitata da un piccolo regalo. Non capivo il perché la mia zia preferita mi avesse regalato proprio un paio di galosce; è vero erano di un bel colore ma non il mio preferito. E così dopo qualche giorno scoprii che un paio di galosce gialle è proprio quello che ci vuole per poter affrontare una giornata di pioggia nella grigia città di Milano, che poi tanto grigia non lo è se la si attraversa con un paio di galosce gialle ai piedi e tanta voglia di conoscere e scoprire i suoi palazzi, le sue vie, la sua storia. Questo è quello che cerco sempre di portarmi dietro quando affronto un nuovo viaggio, quando vado a visitare una città mai vista, quando mi perdo per una mostra, quando scopro un nuovo gioco…e questo è quello che vorrei regalare a tutti coloro che hanno voglia di indossare un paio di galosce gialle!

    foto: GAP via marieclaire