• design,  piante

    MILANO DESIGN WEEK | LA GUIDA TRA ORTI E CORTILI

    Milano Design Week

     

    vetrina di Aromando Bistrot

    Milano Design Week sta per cominciare…e fra i tanti eventi ce ne sono alcuni in cui si respira aria di Primavera.

    Ho deciso di iniziare la guida di questa Milano Design Week 2016 raccogliendo una selezione di posti “verdi”: una mini-guida del Fuori Salone tra fiori orti e cortili. Se siete appassionati di fiori, piante e giardini, o se volete solo rilassarvi e fare una pausa tra un evento e l’altro respirando odori, qui alcune tappe da non perdere della Milano Design Week:

    1. Floristeria: un grande spazio industriale, nei pressi del Ventura Design District a Lambrate, addobbato con fiori colori luci e fragranze primaverili, curato da Massimo Santi, fondatore di “Al Verde”, e David Beltran, fondatore di “Flor”. Sono curiosa di scoprire questo giardino segreto industriale!
    2. Flora et Decora: una mostra/mercato dei fiori davanti la bellissima basilica di Sant’Ambrogio dove potrete trovare non solo fiori e piante ma tutto ciò che è correlato al mondo del verde: attrezzature e arredi da giardino in legno e ferro battuto, ceramiche, abbigliamento in tessuti naturali, bigiotteria, borse e profumi. Non so voi, ma io ci sguazzo in questi posti!
    3. Orto cinetico: un orto urbano (l’Orto fra i Cortili ) progettato dallo studio di architettura Piuarch all’interno di un cortile milanese, che per l’occasione del Fuori Salone 2016 ospita una installazione optical realizzata insieme al paesaggista Cornel-ius Gavril utilizzando essenze botaniche. Un motivo in più per sbirciare qualche progetto della concorrenza! 
    4. Orto botanico di Brera: non posso saltare l’ormai stabile appuntamento in uno dei miei angoli preferiti della città milanese che durante il Fuori Salone riserva sempre qualche chicca. Quest’anno, sempre in collaborazione con Interni, si trasformerà in una palestra all’aperto.

    milano design week orti e giardini

    Siete in trepidante attesa di iniziare questa passeggiata tra colori e profumi? Allora oggi fate un salto a Fiori e sapori sul Naviglio Grande, una mostra mercato che si terrà per tutto il giorno sulle sponde del Naviglio. C’è pure il sole!

    Buona passeggiata!

    PS: vi consiglio tra le passeggiate del Fuori Salone, di regalarvi un pranzo sano e gustoso da Aromando Bistrot in via Moscati angolo via Canonica, dove le vetrine sono sempre allestite con piante e fiori freschi!

     

    Immagine copertina: Chiara Baravalle – le galosce gialle.

     

     

     

  • madori design
    a merenda con,  abitare naturale,  architecture,  design,  piccole galosce

    A MERENDA CON ILARIA VASDEKI DI MADORI DESIGN

    ‘Madori design’ incontra ‘Legaloscegialle’: Ilaria Vasdeki e Chiara Baravalle.

    Madori studio di architettura e design.

    Durante un breve soggiorno a Roma ho avuto la possibilità di conoscere e fare due chiacchiere con Ilaria Vasdeki di Madori Design (se non la conoscete sbirciate il suo studio).

    madori design

    Tavolino da té ovale

    All’interno di un caratteristico palazzo romano dal color ocra mattone, che si affaccia sul giardino dell’Acquario Romano e a due passi dalla Basilica di Santa Maria Maggiore, ‘abita’ Madori design, uno studio di architettura e design improntato alla ricerca e alla progettazione di ambienti naturali e design ecologici, con una attenzione e la cura particolare per la famiglia, l’infanzia, la persona in generale.

    Ecco la chiacchierata che ho avuto il piacere di fare con l’architetto che ha fondato lo studio Madori Design, Ilaria Vasdeki:

    madori design

    Terza casa circolare, Roma

    Partiamo dal nome del tuo studio: “Madori”. “Madori” è un termine giapponese che significa ‘via del Ma’. Il Ma è un concetto presente in tutta la cultura giapponese e sostanzialmente vuol dire ‘vuoto’. Nella filosofia orientale, in particolare con il taoismo, il buddhismo e lo zen, il vuoto si sviluppa sotto forma di esperienza estetica. E il vuoto nell’architettura è un concetto molto importante; a livello urbano mi vengono in mente tutti quelli spazi ‘vuoti’, disabitati, di risulta e residuali che si trovano nelle nostre città. Hai delle considerazioni su questi spazi: come poterli abitare o rivivere?

    Vanno salvaguardati più che progettati. Sono una riserva per le biodiversità, dove la natura si può manifestare in modo anche selvatico. La natura prenda il sopravvento e in qualche modo si appropria di questi spazi. Questo tipo di luoghi, caratterizzati dalla natura, sono necessari per l’esperienza urbana, possono diventare luoghi per l’avventura, dove costruire una capanna, o una casa sull’albero, dove i bambini possono giocare con elementi naturali come una foresta in città.

    Questo mi ha fatto venire in mente uno scritto di Bruno Munari e i suoi giochi quando era bambino. E’ bellissimo perché racconta di come da piccolo giocasse con qualsiasi cosa: un bastoncino di bambù a cui lega una cordicella e usa come arco per lanciare frecce; un rametto di sanbuco come cerbottana; rettangolini di carta colorati e incurvati che lanciava come coriandoli, o gusci di noce che diventavano barchette …, insomma con qualsiasi cosa si trovasse tra le mani e incuriosisse la sua creatività da bambino!

    madori design, tavolo paesaggio

    Tavolo paesaggio

    A questo proposito anche tu hai progettato per Madori design alcuni giochi per bambini, che sono molto più di semplici giochi, sono oggetti di design che hai definito “relazionale”. Mi ha colpito in particolare il Tavolo paesaggio. Che cosa significa questo nel tuo lavoro?

    É un approccio che ho iniziato in questi anni, a partire dalla corrente dell’arte relazionale, che non crea oggetti ma dispositivi di relazione e di dialogo. Dopo anni passati alla ricerca nello spazio urbano, mi sono concentrata sulla scala umana, iniziando da me, dalla scala più vicina a me, dalla mia vita. Con l’idea che per poter cambiare le cose intorno a noi bisogna partire da una scala più piccola e vicina a noi.

    seconda casa circolare

    Seconda casa circolare, Roma

    Ecco, a proposito di questo c’è un altro aspetto che mi colpisce della tua architettura, tu parli spesso di Architettura come Cura, dell’architetto che si prende cura dei clienti, che progetta i suoi spazi con un’attenzione particolare puntando al benessere della persona. Anche io riflettendo sul tema dell’abitare, trovo importante poter progettare un’architettura in cui “ci si sente a casa”, ovvero accolti, sereni, a proprio agio. In quale progetto realizzato da Madori in particolare ti é capitato di mettere in pratica questa caratteristica della nostra professione?

    Nasce come modo di lavorare e si concretizza molto di recente nella mia architettura, anche se é un aspetto che già si trovava nei primissimi progetti.

    Non c’è un progetto che più di un altro rappresenti questo concetto. Possiamo dire che é stato sempre uno degli obiettivi progettuali. Vi é però una difficoltà nel riuscire a fare un lavoro in questo senso. Richiede impegno e un mettersi in discussione anche da parte del cliente stesso. Non esiste ancora come idea in questo momento culturale. Ci sono più l’immaginario e l’idea di un architetto professionista/artista che fa un progetto su cui poi mette la firma.

    madori design

    Seconda casa circolare, Roma

    L’idea invece che cerco di portare avanti è di proporre un lavoro diverso, com’è quello ad esempio di considerare l’ambiente e lo spazio che ci circonda, e quanto questo possa aiutare a migliorare la vita quotidiana: la semplicità nell’organizzare, o meglio, sostenere la vita di tutti i giorni, in vista di una migliore accoglienza. A partire dalle nostre case dove ci si possa sentire accolti, per poi trovare un sostegno per la nostra crescita. Perché tutta la vita è un processo di crescita, non solo per i più piccoli, come siamo abituati a pensare!

    Noi siamo come un giardino. Se non piantiamo i nostri semi, non cresciamo. La casa è luogo in cui ci sentiamo accolti, protetti, a nostro agio, ed è da qui che poi traiamo la forza per affrontare la vita. La separazione tra noi e l’ambiente é stata creata da noi e dalla nostra cultura.

    interno-gioco-1

    Interno gioco, Roma

    Mi piace molto questa metafora della persona come un giardino, in cui si deve seminare e coltivare ogni giorno. Questo mi fa venire in mente il Giappone e il suo amore per la natura, le piante e l’ambiente in generale. Ho visto che la tua architettura viene molto influenzata dall’estetica giapponese, una passione che abbiamo in comune! Come sei riuscita nella tua esperienza di architetto e nei tuoi progetti a coordinare il tuo amore per il Giappone e la sua cultura con la nostra visione occidentale?

    Non sono un’esperta del Giappone ma piuttosto appassionata del Giappone. La passione per la sua architettura nasce mediante l’incontro sia con l’architettura tradizionale che con quella contemporanea giapponese, tra cui oltre ai Sanaa citerei l’architetto Junia Ishigami e il suo lavoro con le piante, il verde e la natura nella sua architettura.

    L’amore per il Giappone nasce dalla sua attenzione per la sostenibilità che loro hanno da sempre nelle loro costruzioni. Le case in legno, con pannelli scorrevoli, elementi modulari ben descritta da Munari (vedi qui), che accolgono una vita anche più essenziale e semplice.

    Togliere e lasciare spazio per il movimento e l’espressione. Atterra nella nostra cultura con un lavoro di semplificazione. L’idea che semplificare non è togliere ma raggiungere la complessità con poco. Cerco di lavorare sulle necessità, sui bisogni più profondi. Lavorando sul distacco dagli oggetti, dall’accumulo di questi. Anche quando dobbiamo ristrutturare una casa, tendiamo spesso a voler saturare tutto lo spazio senza invece cercare di arredare poco per volta o di portare oggetti che ci appartengono dandogli una nuova vita.

    Costruire uno spazio di libertà più ampio. Il vuoto ci permette di essere più leggeri e ci avvia ad essere più leggeri, ci aiuta ad essere più attente al divenire.

    madori design

    Vetrina di Radice labirinto libreria per l’infanzia, Carpi

    Lasciare spazio alla relazione e alla reinvenzione. La vita non é qualcosa di preordinato, ma ci permette con la nostra narrazione quotidiana di potersi muovere e spaziare anche con la mente, di inventarci e di diventare altro.

    Un altro tema importante che vorrei condividere con te é quello della “consapevolezza”. Passando dal vuoto alla sostenibilità, mi sento di aver abbracciato un percorso che mira a un approccio interiore all’ecologia. Credo molto di più a un cambiamento personale più che tecnologico o globale. Quello che mi piacerebbe riuscire a trasmettere è la possibilità di poter tornare a noi ed essere più consapevoli di quello che facciamo. E nella mia professione, che ha a che fare con il consumo di risorse e materiali, è quindi fondamentale riuscire a progettare un ambiente che é anche sostegno della propria vita, che ci aiuta a vivere in un clima più sereno per riuscire a comprendere le connessioni che ci legano al mondo e la terra.

    Mi piace portare questa idea di consapevolezza in maniera personalizzata nelle case di ciascuno o negli spazi di lavoro. Creare degli spazi in cui possiamo ascoltarci e ascoltare.

    madori design, radice labirinto

    Radice labirinto libreria per l’infanzia, Carpi

    Molto interessante questo discorso di connessione tra noi e lo spazio che ci circonda, tra noi e l’ambiente, e quindi tra noi e le nostre case. Forse per questo l’architettura di Madori, pur essendo caratterizzata dalla presenza di pochi elementi e di semplicità, è capace di essere accogliente.

    Sì, non è il minimalismo occidentale o geometrico, iper-razionale. Ma un minimalismo esistenziale che si traduce in spazi accoglienti e naturali.

    Uno spazio in cui c’è poco, ma si possono toccare la ruvidezza del legno non rifinito, o sentire l’odore della foresta attraverso un parquet trattato naturalmente, o una pianta come elemento di vita. Spazi che si possono muovere e cambiare, non cristallizzarsi.

    Una relazione dinamica tra noi e l’ambiente.

    Grazie Madori design!

    images copyright of Madori design

  • arredo,  design,  Uncategorized

    AUTOPROGETTAZIONE AL FUORISALONE 2015

    Quest’anno al Fuorisalone 2015 nella suggestiva cornice di Palazzo Clerici a Milano, alcuni “oggetti” hanno attirato la mia attenzione. Tutti avevano un comun denominatore: l’interazione tra designer e fruitore, ovvero un’attenzione particolare per l’ “autoprogettazione” per dirla alla maniera di Enzo Mari. Il designer progetta il mobile e l’oggetto d’arredo, ma lascia al suo fruitore il compito di realizzarlo e concludere il suo processo di realizzazione, diventando parte attiva in questo circolo di produzione dell’oggetto.

    E’ il caso del progetto Dust Free Friends, di 6a architects per Maniera 04. Un unico pannello di legno ricoperto con carta da parati e tagliato in diversi modi, diventa piccolo tavolino, scrittoio, paravento o libreria. Si trasforma in un oggetto semplice, colorato e divertente.

    Maniera, Designweek 2015

    “MANIERA commissions architects and artists to develop both new and unique pieces of furniture. The architects take a raw plywood panel as the basis for a catalogue of domestic furniture, ranging from tables (in three dimensions) and stools to folding privacy screens, all derived from their needs and their experiences of objects which adapt themselves to different uses in the domestic environment. Craft and colour, paper and wood, maker and user come together in a new series, which it is hoped can and will be infinitely extended with the help of our dust-free friends.”

    Legno e resina sono invece i protagonisti di un altro oggetto, il tavolino TIMBER di Vincent Tarisien, in cui ancora una volta è il cliente stesso che può realizzare, aggiungendo il proprio tocco personale con la scelta dei colori. Il tavolo diventa così sempre un pezzo unico!

    diploma-picture-2--TALL-TIMBER-VINCENT-TARISIEN-

    images courtesy of Vincent Tarisien

    “A playful and customisable furniture range derived from my research on the combination of two materials — made solely from bio resin and wood. Designed to be assembled at home, each piece in the collection is entirely customisable and comes neatly packaged in a cardboard cylinder. Once the wooden frame has been assembled, a resin is poured over the mould, which sets in just a few minutes.”

    Infine, sempre all’interno della bellissima cornice di Palazzo Clerici, ho conosciuto Opendesk, che con i loro molteplici progetti danno la possibilità di ricevere un tavolo, uno sgabello, una sedia, una libreria in formato bidimensionale, per poi essere facilmente assemblato (generalmente senza l’impiego di viti o colle) direttamente sul posto. Risparmiando in termini di spedizione e di imballaggio e riducendo l’impatto ambientale, in quanto vengono costruiti localmente.

    Opendesk, fuorisalone 2015 Stool-Liste

    images courtesy of Opendesk

    Opendesk, designed to be made locally, all around the world!

    E se volete proporre un vostro progetto, cliccate qui.

  • design

    FUORISALONE 2015 # GIORNO I

    Primo giorno al Fuorisalone 2015.

    Per ora, un breve resoconto fatto di immagini.

    fuorisalone 2015, rongFuorisalone 2015, rongEarth Layers (9)

     

    Immagini 1, 2, 3; Earth Layers designers Wang Zhuo ,Jiang Xinhe ,Sun Jinjin (Atelier Murmur)

    Materiale protagonista: argilla

    DoveRong-Handmade in Hangzhou, via del Carmine, 9, zona brera

    Perché: l’argilla viene reinterpretata attraverso il lavoro di 17 designers, realizzando un collegamento tra artigianato tradizionale cinese e design contemporaneo.

    – – –

    Fuorisalone, Slow wood Slow-Wood-Wooden-round-table-and-chair-Studio-Ito-Enn-5

    Immagini 4, 5: Enn, designer Setsu e Shinobuito

    Materiale protagonista: legno (frassino)

    DoveSlow wood, Foro Bonaparte, 44a, zona brera

    Perché: i mobili qui esposti utilizzano il legno nella sua componente naturale, evitando l’impiego di finiture artificiali e lasciando esprimere le caratteristiche naturali del legno, dal colore al tatto.

  • design,  Uncategorized

    COSA VEDERE AL FUORISALONE 2015

    Fuorisalone 2015, legaloscegialleSiamo agli sgoccioli. Mancano poche ore e i quartieri di Milano si trasformeranno nei cosiddetti “district” del design. Sta per iniziare la settimana del Fuorisalone 2015: the Design Week.
    Chissà se questo sole primaverile ci accompagnerà per tutta la settimana, o se come sempre dovremo armarci di ombrello, k-way, giacca a vento e “galosce gialle” per affrontare la dura ed estenuante ricerca di eventi super cool, free cocktail party e via dicendo!
    Se oltre ad una ‘sana e sobria’ vita notturna volete cimentarvi con oggetti di design reinterpretati ed esperimenti di cinetica, ecco alcune dritte per voi: alcuni eventi mostre o allestimenti dei miei amici architetti, designer e illustratori.

    Nell’allestimento Changing atmosphere [1] per il Fuorisalone 2015 le bottiglie di vetro della Vetreria Etrusca vengono rivisitate cambiando la loro vocazione, da prodotto seriale a oggetto di design. Bottiglie di forma e colore diversi (dal nero al trasparente) vengono tagliati in modo da far risaltare la loro forma pura e l’essenza del vetro, vero protagonista di questo allestimento, che verrà accompagnato da candele e fiori che ne esalteranno la sua materialità. Il vetro “materiale nobile che mai muore, ma muta in molteplici forme per un numero infinito di volte”, come spiega Guia Bartolozzi ideatrice dell’allestimento, viene presentato come icona della trasformazione, sfruttando la sua caratteristica di riciclabilità. Per scoprirne di più cliccate qui.

    Fuori Salone, Changing atmosphere

    Foto di Guia Bartolozzi

    La luce è invece la protagonista di LIL LIGHTS [2], ideato e disegnato da Enrico Dallaiti, in collaborazione con MISIAD_ Milano si auto produce. MISIAD è sempre alla ricerca di “oggetti pulsanti”, cose autoprodotte da fabbri, falegnami, cesellatori, tessitori, laccatori, decoratori, vasai, meccanici, stampatori, promotori, progettisti. Una realtà che vi invito a conoscere durante questa Design Week! Vi lascio attrarre da questa foto e a scoprire di che si tratta visitando l’allestimento durante il Fuorisalone.

    Fuori Salone, LIL LIGHTS, MISIAD

     Foto di Enrico Dallaiti

    Presenze, Biografie inedite di cento oggetti [3] è una mostra in cui vengono raccolti 100 oggetti autonomi presi dal vissuto quotidiano. Gli oggetti qui presenti prendono vita attraverso racconti, aneddoti e storie a loro collegati, mostrando non tanto l’oggetto in sé quanto la relazione che si crea tra gli oggetti e i loro possessori, diventando degli oggetti relazionali. Non troverete quindi oggetti inediti ma alcuni presenti anche nelle vostre case, questi, infatti, sono stati prelevati direttamente dalle stanze e dalle case di 100 “prestatori”.

    Fuori Salone, Presenze, 2015

    Fonte immagine qui.

    Ed infine, se come me siete amanti delle belle illustrazioni, di giochi per bambini e di creatività in generale, non vi resta che visitare il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano che durante il Fuorisalone 2015 ospiterà la prima Kids design week [4]. Qui esporranno anche Ruggero Asnago e Elena Campa che con il loro progetto Circomatica funamboli giochi di carta, alle prese con la cinetica, sicuramente riusciranno a “far stupire e sorridere adulti e bambini”. In particolare li potrete trovare nello shop gestito dalla libreria Spaziob**k all’interno del museo. Dopo il Fuorisalone (ma anche durante) non perdete l’occasione di conoscere questa simpatica libreria, che si trova nel cuore del quartiere Isola con tantissimi libri illustrati e altrettante attività e incontri.

    Fuorisalone 2015, circomatica

    Immagine di Circomatica

    Enjoy your trip!

    P.S: Per i vostri amici stranieri che soggiornano a Milano, scoprite Eread the city, un nuovo sistema ideato da Beatrice Bigiogera e Stefano Grimaldi. I turisti di Milano potranno visitare la città grazie a Eread the city, una rete di tablet sharing per gli alberghi di Milano, che permette ai visitatori di scoprire più facilmente i tesori di questa città! Sarà a tutti gli effetti operativo per l’Expo 2015, per ora disponibile all’hotel Chateau Monfort!

    [1] Changing Atmosphere, Studio98 in via Santa Marta 14, 1° piano

    su idea di Guia Bartolozzi in collaborazione con Cecilia Avogadro, Clara Bona, Isabella Franco, Donatella Signorio e Betti Sperandeo

    COCKTAIL PARTY
    Mercoledì 15 Aprile
    18-22

    [2] LIL LIGHTS, Padiglione Arti e Mestieri – SIAM 1838 in via Santa Marta 18

    designed by Enrico Dallaiti in collaborazione con MISIAD

    [3] Presenze Biografie inedite di cento oggetti, Spazio Ex Verniciature Allestimenti Porta Nuova, Via Adamello 9

    a cura di: Arnaldo Arnaldi, Audrey Cadonà, Davide Fabio Colaci, Chiara Filios, Maria Alessandra Luccioli, Rossella Tomassini, Silvia Zauli
    in collaborazione con: Riccardo Ferrari, Margherita Sanfelici, Chiara Lionello

    [4] Kids design week, Museo della Scienza e della Tecnica, via Olona 6/BIS

    AFTER-noon-PARTY
    Mercoledì 15 Aprile h 16

     

    Fonte immagine copertina: Favim.com

  • a merenda con,  design

    A MERENDA CON BRUNO MUNARI

    Ma chi è Bruno Munari?

    Ci sono tantissime persone che avrei voluto conoscere di più e da cui avrei voluto imparare anche solo una piccola parte del loro grande sapere. A partire dai nonni, come la mia nonna paterna che sapeva cucire a macchina, lavorare ai ferri, cucinare pranzetti torinesi da leccarsi i baffi (mi ricorderò per sempre i suoi agnolotti!) e sapeva sempre come smacchiare qualsiasi tipo di macchia (per fortuna mi è rimasto il suo foglietto di istruzioni per i lavaggi). Eppure o eravamo troppo piccoli o in quel momento poco interessati, o semplicemente non esistevamo ancora, e così non abbiamo potuto ereditare gran parte del loro sapere. Così da questa voglia di conoscere persone del passato o incontrare persone del presente, da cui mi piacerebbe poter imparare qualcosa, nasce questa nuova rubrica ‘A merenda’.

    A merenda con Bruno Munari

    Il primo articolo con cui inauguro la nuova rubrica ‘A merenda’ è dedicato a un designer e artista italiano che non finisce mai di stupire e scoprire…si chiama Bruno Munari! E’ una persona speciale che mi sarebbe molto piaciuto incontrare e conoscere. Di Bruno Munari mi stupisce sempre la grande curiosità e la creatività con cui osserva il mondo che ci circonda. I suoi progetti nascono dall’attenzione e la cura per i particolari e per le cose semplici, o meglio per la sua arte di “semplificare”[1]. Mi piace e mi sorprende ogni volta quando studio i suoi progetti. Attraverso i suoi occhi riesci a vedere le cose in un modo in cui non avevi mai pensato di guardare, eppure ogni volta così semplice che ti fa dire: “Come ho fatto a non pensarci prima?”

    46 Munari occhiali paraluceMunariAbitacolo

    fonte immagini 1, 2, 3

    Bruno Munari ha progettato a tutte le scale, lampade di maglia, strutture espositive, libri di tutti i tipi tattili, prelibri o ‘illeggibili’ (e andate a scoprire perché si chiamano così!), un “supplemento al dizionario di italiano”, sedie, uno spazio-gioco per bambini chiamato l’Abitacolo, giochi in scatola e di ogni genere come “ABC con fantasia” “Carte da gioco” , “Più e meno”, perfino occhiali paraluce (vedi foto)… Mi ricordo quando in biblioteca di architettura ho letto il suo libretto Good design, in cui un’arancia veniva descritta come se fosse un prodotto di design oppure il libro Macchine di Munari con le sue macchine inventate: ‘il motore a lucertola per tartarughe stanche’ o ‘agitatori di coda per cani pigri’ (solo i nomi fanno ridere, dovete vedere le illustrazioni). Ogni libro o progetto di sono qualcosa di speciale che ti fa guardare la realtà attraverso le sue lenti da designer pieno di ironia.

    le macchine di munari

    Le macchine di Munari – 1942 (Fonte)

    Quello che più colpisce è che ogni progetto di Bruno Munari è unico e originale perché per ognuno si chiedeva “Esiste già qualcosa di simile? Come sono fatte? Come potrebbero essere meglio? Che cosa aggiunge di nuovo il mio progetto?”

    Certo se tutti i progettisti si facessero queste domande avremmo sicuramente un mondo più Semplice Bello e Divertente!

    Ma si nasce così? Beh sicuramente nessuno di noi può essere Bruno Munari, ognuno ha la sua storia, il suo proprio carattere, il suo vissuto quotidiano ma ognuno di noi può essere creativo, perché la creatività va semplicemente ricercata stimolata e allenata.

    Ci ha lasciato una bellissima metodologia progettuale che ho riassunto in questa Graphic Sheet, e che possiamo usare ogni volta che vogliamo progettare.

    munari word2-02

    Sono tanti i progetti di Munari da raccontare. Con questo post spero di avervi fatto intravedere la sua personalità, stimolato la vostra curiosità per lasciare a voi il compito di andar in libreria a conoscere i suoi libri o frugare in rete le immagini dei suoi progetti per conoscere i suoi lavori e una persona davvero speciale! E soprattutto di avervi lasciato con la voglia di PROGETTARE anche voi qualcosa, qualsiasi cosa, riappropriandoci così della nostra creatività!

    Buon weekend creativo!

    munari word

    E infine per conoscere di più Bruno Munari potete sbirciare qui.

    [1] “Complicare è facile, semplificare è difficile” Bruno Munari

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