• abitare naturale,  arredo,  illustrations,  piante

    SERRE VERDI DI LIEKE

    Riempiamo le nostre case di serre verdi!

    In queste giornate di pioggia vorrei avere una serra piena di piante in cui rifugiarmi a leggere un libro, proprio come questa disegnata dalla bravissima illustratrice Lieke.

    liekeland SERRE VERDI

    A volte basta davvero poco per rendere un ambiente Abitabile, uno spazio accogliente.  3a26163b51e41e650924f6bce2fe50f9

    La dedizione e l’amore con cui ci prendiamo cura dei nostri “spazi” ci fa sentire meglio.ec8ff5b8ae513889bdcbb19e843cf0f9

    Non importa che essi siano grandi come un giardino, o piccoli come una teca o un orto urbano.flow_poster_liekevandervorst3

    L’importante è che ci siano! Coltiviamo questi spazi nelle nostre case!

     

    Illustrazioni a cura di Lieke van der Vorst

    http://liekeland.nl/

  • design,  piante

    MILANO DESIGN WEEK | LA GUIDA TRA ORTI E CORTILI

    Milano Design Week

     

    vetrina di Aromando Bistrot

    Milano Design Week sta per cominciare…e fra i tanti eventi ce ne sono alcuni in cui si respira aria di Primavera.

    Ho deciso di iniziare la guida di questa Milano Design Week 2016 raccogliendo una selezione di posti “verdi”: una mini-guida del Fuori Salone tra fiori orti e cortili. Se siete appassionati di fiori, piante e giardini, o se volete solo rilassarvi e fare una pausa tra un evento e l’altro respirando odori, qui alcune tappe da non perdere della Milano Design Week:

    1. Floristeria: un grande spazio industriale, nei pressi del Ventura Design District a Lambrate, addobbato con fiori colori luci e fragranze primaverili, curato da Massimo Santi, fondatore di “Al Verde”, e David Beltran, fondatore di “Flor”. Sono curiosa di scoprire questo giardino segreto industriale!
    2. Flora et Decora: una mostra/mercato dei fiori davanti la bellissima basilica di Sant’Ambrogio dove potrete trovare non solo fiori e piante ma tutto ciò che è correlato al mondo del verde: attrezzature e arredi da giardino in legno e ferro battuto, ceramiche, abbigliamento in tessuti naturali, bigiotteria, borse e profumi. Non so voi, ma io ci sguazzo in questi posti!
    3. Orto cinetico: un orto urbano (l’Orto fra i Cortili ) progettato dallo studio di architettura Piuarch all’interno di un cortile milanese, che per l’occasione del Fuori Salone 2016 ospita una installazione optical realizzata insieme al paesaggista Cornel-ius Gavril utilizzando essenze botaniche. Un motivo in più per sbirciare qualche progetto della concorrenza! 
    4. Orto botanico di Brera: non posso saltare l’ormai stabile appuntamento in uno dei miei angoli preferiti della città milanese che durante il Fuori Salone riserva sempre qualche chicca. Quest’anno, sempre in collaborazione con Interni, si trasformerà in una palestra all’aperto.

    milano design week orti e giardini

    Siete in trepidante attesa di iniziare questa passeggiata tra colori e profumi? Allora oggi fate un salto a Fiori e sapori sul Naviglio Grande, una mostra mercato che si terrà per tutto il giorno sulle sponde del Naviglio. C’è pure il sole!

    Buona passeggiata!

    PS: vi consiglio tra le passeggiate del Fuori Salone, di regalarvi un pranzo sano e gustoso da Aromando Bistrot in via Moscati angolo via Canonica, dove le vetrine sono sempre allestite con piante e fiori freschi!

     

    Immagine copertina: Chiara Baravalle – le galosce gialle.

     

     

     

  • arredo,  ceramica,  oggetti per la casa

    UN FORNO PER ARGILLA

    Forno per argilla

    Qualche giorno fa (in realtà è passato già un mese, ma le settimane qui a Milano corrono sempre più veloci), mi è arrivato un regalo di compleanno un po’ particolare: un forno per l’argilla!

    argilla local+lejos

    L’argilla è un materiale che grazie alla sua plasticità viene usato fin dall’antichità in diversi settori. Se idratata l’argilla diventa malleabile, ma se lasciata essiccare e sottoposta a un processo di riscaldamento diventa solida e acquisisce quella determinata forma per sempre. Ad esempio può essere usata per realizzare mattoni e costruire una casa di argilla, o per realizzare un piatto o una tazzina da caffè!

    Argilla mug local+lejos

    Ritornando al forno per argilla. Non ricordo esattamente quando né se avessi espresso questo desiderio. Fatto sta che ora oltre al forno per biscotti mi ritrovo con un forno per l’argilla e 10 kg di argilla cruda pronta per le mie nuove creazioni.

    Così in questi giorni sto curiosando sul web alla ricerca di nuove ispirazioni e ho scoperto un marchio molto interessante: Local+Lejos.

    local+lejos piatti

    Ci sono moltissimi prodotti realizzati in diverse zone del mondo. Local+Lejos infatti è una home decor company che collabora con artigiani locali, consegnando oggetti fatti a mano in diverse parti del mondo incrementando il mercato locale e rendendolo più globale.

    La loro mission: “Bringing homegoods to you from far away places while supporting the artisans that crafted them.”

    artisan-local+lejos

    Sempre più spesso siamo alla ricerca di oggetti dal design “unico”. E Il design che sta tornando nelle nostre case è fatto di prodotti realizzati a mano, di pezzi unici, ognuno diverso dall’altro perché dietro ognuno c’è il vissuto, l’esperienza, la manualità di un essere umano, la storia e la tradizione tramandata da nonna a nipote, come nel caso di questi piatti o tazze realizzate da Rufina, in Messico.

    local+lejos piatto

    Mi sono innamorata di questi prodotti in ceramica fatti a mano. E con la fantasia guardando queste immagini sono stata trasportata in Messico e ho immaginato di assaporare il tè locale dentro queste tazze fatte a mano dalle donne di Santa Maria Atzompa nei pressi di Oaxaca City.

    local+lejos tazza

    Vi lascio curiosare nel loro sito, pieno di altri prodotti non solo in ceramica. E ora vado a sporcarmi le mani con un po’ di argilla!

     

    Images: courtesy of Local+Lejos

     

     

  • arredo,  interior,  piante

    CINQUE MOTIVI PER UNA CASA PIENA DI PIANTE

    5 motivi per una casa piena di piante

    Le piante in casa: un modo per fare entrare la natura.

    La mia casa ideale è da sempre una casa piena di piante, quasi come una giungla! Da piccola infatti avrei voluto fare la fioraia, peccato che pian piano ho scoperto di non avere proprio il pollice verde, però mai dire mai!

    Ecco allora la mia lista di motivi (mi sono fermata a 5 per farla breve) del perché avere una casa piena di piante, o meglio perché le piante siano così importanti nell’arredare il nostro ambiente domestico.

    1. Danno colore e guardarle è un vero piacere.

    Potete usarle per arredare un angolo particolare della casa oppure in una parte delle zona giorno per trasformarla nel vostro piccolo angolo di relax.

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     immagini 1, 2.

    2. Contribuiscono alla qualità dell’aria interna, perché traspirando grandi quantità di vapore acque, umidificano naturalmente gli ambienti. Queste piante (tra cui Dieffenbachia, Pothos e Gerbera) sono utili soprattutto d’inverno quando l’aria interna risulta secca a causa del riscaldamento.

    Potreste creare delle mensole apposta per raggrupparle tutte insieme oppure sopra un muretto della casa che non sapreste come occupare!

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    immagini 1, 2.

    3. Depurano l’aria in casa (o in ufficio!) in quanto alcune piante specifiche (tra queste Sansevieria trifasciata ‘Laurentii’; Ficus benjamina; Aloe vera; Ederariescono a neutralizzare sostanze organiche volatili (le cosiddette VOC) e a filtrare la formaldeide presente ad esempio nei prodotti di pulizia o negli arredi stessi della casa.

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    aloe veraPiante immagini: 1 Sansevieria trifasciata ‘Laurentii’, 2 Aloe vera, 3 Edera

    edera

    4. Le piante all’esterno su balconi, davanzali o terrazzi hanno anche una funzione di filtro nei confronti di polvere e smog e diminuiscono l’impatto acustico provenienti dalla strada.

    E poi guardate che bello questo terrazzo pieno di piante!

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    5. Odori e aromi possono essere usati per cucinare e insaporire i vostri piatti. Basta piantare qualche piantina di basilico, timo, rosmarino o salvia in cucina.

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    Infine, divertitevi e sbizzarritevi nel comporre i vostri angoli preferiti con piante appese per i soffitti della casa o raggruppate sopra un vassoio o un tavolino.

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    piante grasse laurenconrad.com

    Enjoy green and plants!

    E fatemi sapere qual è il vostro “angolo verde” preferito!

    immagine copertina qui; immagini 1, 2.

  • madori design
    a merenda con,  abitare naturale,  architecture,  design,  piccole galosce

    A MERENDA CON ILARIA VASDEKI DI MADORI DESIGN

    ‘Madori design’ incontra ‘Legaloscegialle’: Ilaria Vasdeki e Chiara Baravalle.

    Madori studio di architettura e design.

    Durante un breve soggiorno a Roma ho avuto la possibilità di conoscere e fare due chiacchiere con Ilaria Vasdeki di Madori Design (se non la conoscete sbirciate il suo studio).

    madori design

    Tavolino da té ovale

    All’interno di un caratteristico palazzo romano dal color ocra mattone, che si affaccia sul giardino dell’Acquario Romano e a due passi dalla Basilica di Santa Maria Maggiore, ‘abita’ Madori design, uno studio di architettura e design improntato alla ricerca e alla progettazione di ambienti naturali e design ecologici, con una attenzione e la cura particolare per la famiglia, l’infanzia, la persona in generale.

    Ecco la chiacchierata che ho avuto il piacere di fare con l’architetto che ha fondato lo studio Madori Design, Ilaria Vasdeki:

    madori design

    Terza casa circolare, Roma

    Partiamo dal nome del tuo studio: “Madori”. “Madori” è un termine giapponese che significa ‘via del Ma’. Il Ma è un concetto presente in tutta la cultura giapponese e sostanzialmente vuol dire ‘vuoto’. Nella filosofia orientale, in particolare con il taoismo, il buddhismo e lo zen, il vuoto si sviluppa sotto forma di esperienza estetica. E il vuoto nell’architettura è un concetto molto importante; a livello urbano mi vengono in mente tutti quelli spazi ‘vuoti’, disabitati, di risulta e residuali che si trovano nelle nostre città. Hai delle considerazioni su questi spazi: come poterli abitare o rivivere?

    Vanno salvaguardati più che progettati. Sono una riserva per le biodiversità, dove la natura si può manifestare in modo anche selvatico. La natura prenda il sopravvento e in qualche modo si appropria di questi spazi. Questo tipo di luoghi, caratterizzati dalla natura, sono necessari per l’esperienza urbana, possono diventare luoghi per l’avventura, dove costruire una capanna, o una casa sull’albero, dove i bambini possono giocare con elementi naturali come una foresta in città.

    Questo mi ha fatto venire in mente uno scritto di Bruno Munari e i suoi giochi quando era bambino. E’ bellissimo perché racconta di come da piccolo giocasse con qualsiasi cosa: un bastoncino di bambù a cui lega una cordicella e usa come arco per lanciare frecce; un rametto di sanbuco come cerbottana; rettangolini di carta colorati e incurvati che lanciava come coriandoli, o gusci di noce che diventavano barchette …, insomma con qualsiasi cosa si trovasse tra le mani e incuriosisse la sua creatività da bambino!

    madori design, tavolo paesaggio

    Tavolo paesaggio

    A questo proposito anche tu hai progettato per Madori design alcuni giochi per bambini, che sono molto più di semplici giochi, sono oggetti di design che hai definito “relazionale”. Mi ha colpito in particolare il Tavolo paesaggio. Che cosa significa questo nel tuo lavoro?

    É un approccio che ho iniziato in questi anni, a partire dalla corrente dell’arte relazionale, che non crea oggetti ma dispositivi di relazione e di dialogo. Dopo anni passati alla ricerca nello spazio urbano, mi sono concentrata sulla scala umana, iniziando da me, dalla scala più vicina a me, dalla mia vita. Con l’idea che per poter cambiare le cose intorno a noi bisogna partire da una scala più piccola e vicina a noi.

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    Seconda casa circolare, Roma

    Ecco, a proposito di questo c’è un altro aspetto che mi colpisce della tua architettura, tu parli spesso di Architettura come Cura, dell’architetto che si prende cura dei clienti, che progetta i suoi spazi con un’attenzione particolare puntando al benessere della persona. Anche io riflettendo sul tema dell’abitare, trovo importante poter progettare un’architettura in cui “ci si sente a casa”, ovvero accolti, sereni, a proprio agio. In quale progetto realizzato da Madori in particolare ti é capitato di mettere in pratica questa caratteristica della nostra professione?

    Nasce come modo di lavorare e si concretizza molto di recente nella mia architettura, anche se é un aspetto che già si trovava nei primissimi progetti.

    Non c’è un progetto che più di un altro rappresenti questo concetto. Possiamo dire che é stato sempre uno degli obiettivi progettuali. Vi é però una difficoltà nel riuscire a fare un lavoro in questo senso. Richiede impegno e un mettersi in discussione anche da parte del cliente stesso. Non esiste ancora come idea in questo momento culturale. Ci sono più l’immaginario e l’idea di un architetto professionista/artista che fa un progetto su cui poi mette la firma.

    madori design

    Seconda casa circolare, Roma

    L’idea invece che cerco di portare avanti è di proporre un lavoro diverso, com’è quello ad esempio di considerare l’ambiente e lo spazio che ci circonda, e quanto questo possa aiutare a migliorare la vita quotidiana: la semplicità nell’organizzare, o meglio, sostenere la vita di tutti i giorni, in vista di una migliore accoglienza. A partire dalle nostre case dove ci si possa sentire accolti, per poi trovare un sostegno per la nostra crescita. Perché tutta la vita è un processo di crescita, non solo per i più piccoli, come siamo abituati a pensare!

    Noi siamo come un giardino. Se non piantiamo i nostri semi, non cresciamo. La casa è luogo in cui ci sentiamo accolti, protetti, a nostro agio, ed è da qui che poi traiamo la forza per affrontare la vita. La separazione tra noi e l’ambiente é stata creata da noi e dalla nostra cultura.

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    Interno gioco, Roma

    Mi piace molto questa metafora della persona come un giardino, in cui si deve seminare e coltivare ogni giorno. Questo mi fa venire in mente il Giappone e il suo amore per la natura, le piante e l’ambiente in generale. Ho visto che la tua architettura viene molto influenzata dall’estetica giapponese, una passione che abbiamo in comune! Come sei riuscita nella tua esperienza di architetto e nei tuoi progetti a coordinare il tuo amore per il Giappone e la sua cultura con la nostra visione occidentale?

    Non sono un’esperta del Giappone ma piuttosto appassionata del Giappone. La passione per la sua architettura nasce mediante l’incontro sia con l’architettura tradizionale che con quella contemporanea giapponese, tra cui oltre ai Sanaa citerei l’architetto Junia Ishigami e il suo lavoro con le piante, il verde e la natura nella sua architettura.

    L’amore per il Giappone nasce dalla sua attenzione per la sostenibilità che loro hanno da sempre nelle loro costruzioni. Le case in legno, con pannelli scorrevoli, elementi modulari ben descritta da Munari (vedi qui), che accolgono una vita anche più essenziale e semplice.

    Togliere e lasciare spazio per il movimento e l’espressione. Atterra nella nostra cultura con un lavoro di semplificazione. L’idea che semplificare non è togliere ma raggiungere la complessità con poco. Cerco di lavorare sulle necessità, sui bisogni più profondi. Lavorando sul distacco dagli oggetti, dall’accumulo di questi. Anche quando dobbiamo ristrutturare una casa, tendiamo spesso a voler saturare tutto lo spazio senza invece cercare di arredare poco per volta o di portare oggetti che ci appartengono dandogli una nuova vita.

    Costruire uno spazio di libertà più ampio. Il vuoto ci permette di essere più leggeri e ci avvia ad essere più leggeri, ci aiuta ad essere più attente al divenire.

    madori design

    Vetrina di Radice labirinto libreria per l’infanzia, Carpi

    Lasciare spazio alla relazione e alla reinvenzione. La vita non é qualcosa di preordinato, ma ci permette con la nostra narrazione quotidiana di potersi muovere e spaziare anche con la mente, di inventarci e di diventare altro.

    Un altro tema importante che vorrei condividere con te é quello della “consapevolezza”. Passando dal vuoto alla sostenibilità, mi sento di aver abbracciato un percorso che mira a un approccio interiore all’ecologia. Credo molto di più a un cambiamento personale più che tecnologico o globale. Quello che mi piacerebbe riuscire a trasmettere è la possibilità di poter tornare a noi ed essere più consapevoli di quello che facciamo. E nella mia professione, che ha a che fare con il consumo di risorse e materiali, è quindi fondamentale riuscire a progettare un ambiente che é anche sostegno della propria vita, che ci aiuta a vivere in un clima più sereno per riuscire a comprendere le connessioni che ci legano al mondo e la terra.

    Mi piace portare questa idea di consapevolezza in maniera personalizzata nelle case di ciascuno o negli spazi di lavoro. Creare degli spazi in cui possiamo ascoltarci e ascoltare.

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    Radice labirinto libreria per l’infanzia, Carpi

    Molto interessante questo discorso di connessione tra noi e lo spazio che ci circonda, tra noi e l’ambiente, e quindi tra noi e le nostre case. Forse per questo l’architettura di Madori, pur essendo caratterizzata dalla presenza di pochi elementi e di semplicità, è capace di essere accogliente.

    Sì, non è il minimalismo occidentale o geometrico, iper-razionale. Ma un minimalismo esistenziale che si traduce in spazi accoglienti e naturali.

    Uno spazio in cui c’è poco, ma si possono toccare la ruvidezza del legno non rifinito, o sentire l’odore della foresta attraverso un parquet trattato naturalmente, o una pianta come elemento di vita. Spazi che si possono muovere e cambiare, non cristallizzarsi.

    Una relazione dinamica tra noi e l’ambiente.

    Grazie Madori design!

    images copyright of Madori design

  • arredo,  design,  Uncategorized

    AUTOPROGETTAZIONE AL FUORISALONE 2015

    Quest’anno al Fuorisalone 2015 nella suggestiva cornice di Palazzo Clerici a Milano, alcuni “oggetti” hanno attirato la mia attenzione. Tutti avevano un comun denominatore: l’interazione tra designer e fruitore, ovvero un’attenzione particolare per l’ “autoprogettazione” per dirla alla maniera di Enzo Mari. Il designer progetta il mobile e l’oggetto d’arredo, ma lascia al suo fruitore il compito di realizzarlo e concludere il suo processo di realizzazione, diventando parte attiva in questo circolo di produzione dell’oggetto.

    E’ il caso del progetto Dust Free Friends, di 6a architects per Maniera 04. Un unico pannello di legno ricoperto con carta da parati e tagliato in diversi modi, diventa piccolo tavolino, scrittoio, paravento o libreria. Si trasforma in un oggetto semplice, colorato e divertente.

    Maniera, Designweek 2015

    “MANIERA commissions architects and artists to develop both new and unique pieces of furniture. The architects take a raw plywood panel as the basis for a catalogue of domestic furniture, ranging from tables (in three dimensions) and stools to folding privacy screens, all derived from their needs and their experiences of objects which adapt themselves to different uses in the domestic environment. Craft and colour, paper and wood, maker and user come together in a new series, which it is hoped can and will be infinitely extended with the help of our dust-free friends.”

    Legno e resina sono invece i protagonisti di un altro oggetto, il tavolino TIMBER di Vincent Tarisien, in cui ancora una volta è il cliente stesso che può realizzare, aggiungendo il proprio tocco personale con la scelta dei colori. Il tavolo diventa così sempre un pezzo unico!

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    images courtesy of Vincent Tarisien

    “A playful and customisable furniture range derived from my research on the combination of two materials — made solely from bio resin and wood. Designed to be assembled at home, each piece in the collection is entirely customisable and comes neatly packaged in a cardboard cylinder. Once the wooden frame has been assembled, a resin is poured over the mould, which sets in just a few minutes.”

    Infine, sempre all’interno della bellissima cornice di Palazzo Clerici, ho conosciuto Opendesk, che con i loro molteplici progetti danno la possibilità di ricevere un tavolo, uno sgabello, una sedia, una libreria in formato bidimensionale, per poi essere facilmente assemblato (generalmente senza l’impiego di viti o colle) direttamente sul posto. Risparmiando in termini di spedizione e di imballaggio e riducendo l’impatto ambientale, in quanto vengono costruiti localmente.

    Opendesk, fuorisalone 2015 Stool-Liste

    images courtesy of Opendesk

    Opendesk, designed to be made locally, all around the world!

    E se volete proporre un vostro progetto, cliccate qui.

  • architecture,  interior,  materiali naturali

    CASA DI ARGILLA IN DANIMARCA

    Una casa di argilla. L’argilla è un materiale ecologico e riciclabile al 100 %, con ottime proprietà isolanti sia termiche che acustiche. Era da un po’ che volevo parlare di questo materiale, antico come il cucù ma di cui non se ne parla molto spesso, a differenza del cemento.

    Ora finalmente ho trovato un progetto che faceva per me, e per vo: una casa di argilla!

    Si tratta di un’abitazione a Nyborg, in Danimarca, realizzata dagli architetti Leth & Gori.

    Oltre ad essere bella e accogliente è anche molto lungimirante, si tratta infatti di una casa progettata con materiali naturali, che cerca di guardare il futuro unendo sostenibilità ed estetica.

    Brick house_Leth&Gori Exposed clay blocks

    Le pareti della casa sono in blocchi di argilla, lasciando che la sua struttura respiri e abbia una vita più lunga, circa 150 anni, così da sopravvivere ad almeno 5 generazioni. Inoltre gli architetti sono partiti dal presupposto di far sì che la casa non abbia bisogno di manutenzione per 50 anni. Inoltre i mattoni in argilla sono lasciati a vista, senza l’uso dell’intonaco, sfruttando la loro qualità visiva ed estetica oltre alla capacità di isolamento termico e di risparmio energetico. Insieme all’argilla sono stati utilizzati pannelli in legno di abete e compensato per il soffitto e il pavimento.

    Brick House_ Leth&Gori_ living room

    Infine il gusto per la semplicità e l’eleganza dell’architettura danese si ritrova negli interni luminosi e ben progettati dagli architetti Leth & Gori, da notare la scrivania ricavata in una nicchia dell’ambiente soggiorno-cucina-sala da pranzo in modo da avere un piccolo angolo studio; la panca/scarpiera all’ingresso e la cucina progettata dagli stessi architetti.

    Brick House_Leth & Gori

    Quello che ha attirato la mia attenzione non é stato solo l’utilizzo di materiali naturali, il gusto per l’arredamento semplice e sobrio, o la sapiente distribuzione degli interni attuata dagli architetti danesi, ma la scelta di guardare alla tradizione locale per sfruttare alcuni dei suoi principi e riportarli in una casa a basso impatto ambientale. Discendono da questa tradizione l’utilizzo di un unico materiale per l’involucro, il tetto a falde, le ampie vetrate esposte a sud e ovest che sfruttano al massimo l’ingresso della luce solare e il legno per l’interno.

    Lo studio delle antiche case rurali ha portato alla progettazione di una abitazione che unisce tradizione e innovazione, un binomio che dovrebbe accompagnare sempre le nuove costruzioni o ristrutturazioni!

    Immagini: courtesy of Stamers Kontor.

  • abitare naturale,  architecture,  outdoor

    ANGOLI VERDI DA PARIGI A MILANO

    Sono stata qualche giorno a Parigi e rientrata a Milano sono stata accolta da un anticipo di Primavera: giornate di sole e cielo azzurrissimo, pensavo quasi di essere atterrata in un’altra città! Quest’aria fresca e il breve soggiorno a Parigi mi ha fatto venire voglia di raccogliere immagini di piccoli angoli verdi che con semplici oggetti e tocchi di colore diventano un piacevole luogo dove godere di un po’ di sole invernale o “primaverile” (quasi)!

    Le fotografie di Carin Olsson sono proprio quello che cercavo per poter rendere il mood di come si vive lo spazio pubblico a Paris!

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    Parigi, infatti, è piena di boulevards verdi, archi porticati, grandi e piccole piazze, giardini e parchi ad ogni angolo (il mio preferito è il Jardin des Plantes pieno di fiori e piante di tutti i tipi). L’arredo urbano poi è davvero geniale, non ci sono che delle semplici panchine (semplici ma esteticamente molto belle e anche comode!), filari di alberi e fontane che si riempiono di barchette colorate, diventano dei luoghi di ritrovo per parigini e turisti di tutte l’età, studenti, lavoratori, mamme e bambini, adolescenti e pensionati.

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    Certo, Parigi vanta un’architettura di edifici secenteschi come quelli di Place des Vosges, case Haussmaniane e piazze rinascimentali, ma anche Milano ha delle antichissime piazze e gallerie, cortili interni, navigli e parchi “alla francese” come i giardini pubblici di Porta Venezia, o parchi ottocenteschi come quelli del Castello. Eppure quanto sarebbe più bella la città se i suoi spazi all’aperto fossero vissuti in maniera diversa? E non ditemi che fa freddo, perché Parigi è molto, molto più fredda!

    E allora riempitevi di fantasia, e andate a fare un bel pic-nic al parco, apparecchiate le panchine di legno o portatevi una tovaglia colorata, e andate a prendere un po’ di pallido sole invernale quasi primaverile in quei piccoli angoli verdi tra Parigi e Milano, perché fa bene all’umore e anche alla città avere dei cittadini che la vivono e la rendono più allegra. Buon Carnevale!

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    foto 1, 2, 3, 4 di Carin Olsson via flickr

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  • abitare naturale,  architecture,  esempi

    SUKIYA – STANZA DEL TÈ

    Chi di voi da piccoli non ha sognato di avere una casetta sull’albero nel giardino di casa, su cui arrampicarsi, nascondersi dai grandi, giocare con gli amici, vedere il mondo da un punto di vista diverso?

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    Terunobu Fujimori, Takasugi-an (che significa casa del tè troppo in alto), Chino City, Nagano Prefecture via deezen

    Bene, qui ci sono degli esempi di casette che sono molto più di una semplice casa sull’albero. Queste case rampicanti progettate dall’architetto giapponese Teronobu Fujimori sono una reinterpretazione delle classiche stanze del tè giapponesi. Il sukiya, ovvero stanza del tè, è una delle più importanti espressioni artistiche giapponesi dove il vuoto con l’importanza che assume nella cultura giapponese, prende forma. Okakura Kazuko, uno scrittore giapponese dello scorso secolo, nel suo libro del tè[1] aveva dedicato un capitolo intero al sukiya, alla sua interpretazione, concezione dello spazio e prima ancora ai diversi significati ad essa collegati. I caratteri originari significano “Dimora della Fantasia”, ma anche “Dimora del Vuoto” o “Dimora dell’Asimmetrico”.

    Tetsu casa del te

    Terunobu Fujimori & Nobumichi Oshima, Teahouse Tetsu, 2006. Photo: Masuda Akihisa. 

    Questa è la mia preferita, immersa nei fiori di ciliegio, chissà che vista da quella finestra ad angolo, e chissà che bello prendere il tè lassù! Sembra incarnare le parole di Okakura:

    «É Dimora della Fantasia in quanto struttura effimera costruita per ospitare un impulso poetico. É Dimora del Vuoto in quanto priva di ornamenti, a eccezione di quel che vi può essere collocato per appagare un’esigenza estetica contingente. É Dimora dell’Asimmetrico in quanto consacrata al culto dell’Imperfetto; si lascia volutamente qualcosa di incompiuto affinché sia l’immaginazione a completarlo»[2].

    E all’interno? Come saranno arredate?

    La stanza al momento della cerimonia del tè è caratterizzata dalla presenza di un solo elemento artistico che viene scelto appositamente per l’occasione; il resto si adegua ad esso col fine di enfatizzare il tema principale. La stanza è quasi completamente vuota, ad eccezione di ciò che è portato lì temporaneamente (oh quanto vorrei una stanza-sukiya tutta mia nella mia casa dei sogni!).

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    Terunobu Fujimori, Takasugi-an, particolare interno, finestra, via deezen

    Questa stanza è caratterizzata dalla semplicità, dall’assenza di suppellettili e dalla composizione rigorosa degli arredi, perché il vuoto viene considerato addirittura una forma di esperienza estetica. Ma per spiegare il vuoto giapponese ci vorrebbe tutto un altro post!

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    Terunobu Fujimori, Takasugi-an, particolare interno, teiera, via deezen

    Ciò che mi fa impazzire in queste particolari stanze del tè è la scala attraverso cui le si raggiunge, che le fa diventare delle vere e proprie case del tè: una camera sollevata da terra e “sospesa” nell’aria.

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    Terunobu Fujimori, Takasugi-an, via deezen

    Così il vuoto diventa ancora più percepibile nelle scale di Fujimori dove il percorso si sviluppa in altezza e ci si trova in bilico e sospesi.

    L’atto di salire e arrampicarsi racchiude in se tutto un mondo magico, un’aurea che da bambini ci faceva sognare di avere una soffitta o un angolo della casa tutto nostro. Nella cultura giapponese questo atto di “salire”, che caratterizzava anche l’atto di entrare in una casa tradizionale, spinge ad isolare il più possibile l’ambiente interno da quello esterno, di entrare a fatica all’interno. Tutto ciò costringe ad un atto di umiltà, a lasciar fuori i grandi pensieri che ci assillano e a ricercare il distacco con il mondo esterno per raggiungere il proprio mondo interiore.

    Non tutti si identificano in questa ricerca per l’essenzialità, c’è a chi piace avere la casa piena di suppellettili e cose magari provenienti dai vari viaggi (e anche una parte di me è così!) Quello che però mi ha sempre attratto di questa estetica del vuoto è che per arrivare all’ordine e alla semplicità bisogna sempre attraversare il caos, mettere in disordine per poi arrivare all’equilibrio. E questa ricerca è quello che ci accompagna un po’ tutta la vita.

    [1] Kakuzo Okakura, Lo zen e la cerimonia del tè, (The Book of Tea) trad. a cura di Laura Gentili, Oriente Universale Economica Feltrinelli, Milano, 1997.

    [2] Ivi p.43.

    testo: estratto dalla tesi Passi in equilibrio sul roji. Un percorso nella architettura giapponese contemporanea, Chiara Baravalle.

    Relatore P. Ferrara_ Correlatore M.Pirola, Università Politecnico di Milano Facoltà di Architettura e Società, Corso di Laurea in Scienze dell’Architettura, A.A.2009-2010.

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